Allattamento: mamme che vogliono allattare al seno

La mia cara amica Giuli ha appena messo al mondo un meraviglioso bambino di cui mi sento già la zia putativa.

Il suo ingresso nell’ universo delle mamme mi fa rivivere, passo dopo passo, le tappe che io stessa ho percorso già due volte. Erano diversi anni che non mi “occupavo” di neonati. Le mie attenzioni, oggi, sono rivolte ai compiti da svolgere, alle verifiche da preparare, alle attività sportive e, devo ammettere, che ciò non mi spiace affatto. Sono stati anni così faticosi, seppur meravigliosi, che, di rado mi avvicino con curiosità ad una culla.

Con l’avvento del nuovo “nipote”,  invece, mi sorprendo a ripercorrere con grande tenerezza i momenti che i miei figli mi hanno regalato con le loro vite.

Con altrettanta tenerezza cerco di essere vicina a questa neomamma, che si avventura nelle difficoltà che ogni madre, chi per un verso, chi per l’altro, si trova ad affrontare.

In particolare, sto cercando di esserle di supporto, spero con la dovuta discrezione, nel magico mondo dell’allattamento naturale, con la speranza di poter portare con efficacia le mie esperienze ad una mamma che desidera allattare.

Il mio percorso di allattamento è stato privo di difficoltà, dal punto di vista puramente “tecnico”. Non so se si sia trattato di semplice predisposizione o se io abbia avuto la fortuna di trovare un’ostetrica che mi ha dato preziosi consigli, prima, e, poi, un pediatra che mi ha sostenuta come volevo.

Ricordo come fosse ieri la corpulenta ostetrica ultrasessantene, per nulla delicata -vecchio stampo insomma- che, facendo ingresso  nella stanza d’ospedale, dopo avere alzato le persiane con vigore, mi disse: “Fa’ un po’ vedere”! Io prontamente le feci vedere come allattavo il mio bimbo nuovo nuovo e lei: “No, no, no! Staccalo! Mettigli un dito in bocca, togli la pressione e staccalo”. Io, davanti a quel pozzo di sapere -che effettivamente si rivelò tale-, eseguii l’operazione consigliata. “Quando si attacca, la bocca deve essere a cuore! Se non si attacca bene, lo riattacchi fino a che non ha la bocca a cuore”. Certo, la pratica sembrava un po’ rozza, ma mi fidai di quella donna che aveva scritte sul corpo possente tante storie di donne e neonati. Da quel momento feci così ed effettivamente non mi imbattei nelle famigerate ragadi, che poi sono dure a superarsi e interrompono giocoforza l’allattamento. Mio figlio, in poche poppate, iniziò a suggere in maniera corretta e arrivò la montata lattea in tempi da manuale.

Il primo errore che commisi fu quello di non sfruttare in maniera metodica il cuscino da allattamento, che avevo prudentemente acquistato. Credevo che quattro chilogrammi non avrebbero potuto compromettere braccia e spalle e mi sbagliavo. Consiglio a tutte le neomamme di utilizzarlo i primi tempi, quando l’allattamento occupa la gran parte delle ore della giornata (e della nottata).

Poi, tornata a casa dall’ ospedale e presa confidenza con la vita da madre di neonato, iniziò la saga di cui tutte le mamme diventano protagoniste: i consigli -spesso non richiesti- dei parenti e, in media, di chiunque incontri una neomamma per più di due minuti.

Nel mio caso, avendo optato per l’allattamento a richiesta, un po’ per convincimento, un po’ per sopravvivenza, visto che il mio primo figlio non dormiva, il leitmotiv era più o meno questo: “lo attacchi troppo!”, “Scusa, ma quanto gli dai da mangiare?! Scoppia!”, “Non puoi allattarlo così spesso, prende i vizi”. E avanti così.

Fortunatamente, ero piuttosto ferma sulle mie idee e adottai la tecnica di sorridere e fregarmene bellamente delle altrui opinioni. Dalla mia, avevo il pediatra, il quale mi spronava ad allattare prima di tutto: prima di preoccuparmi di dare orari e regole.

Avevo deciso di non ricorrere al ciuccio, memore degli odiosi apparecchi per i denti portati da me e da mia sorella, forse non del tutto casualmente. Così, inevitabilmente, il ciuccio divenni io.

Avevo anche stabilito che la soluzione migliore (secondo il mio modo di vedere) fosse quella di coricare il bambino nel suo lettino per il sonno, volendo mantenere il “lettone” come luogo degli adulti, cosa che intensificava non poco le mie fatiche notturne.

Ma avevo il mio progetto, alimentare ed educativo, e, così, fu più semplice mantenere la linea in modo costante, anche nei momenti in cui le forze erano in netto calo.

Prestissimo, iniziò il periodo del reflusso. Mio figlio rigurgitava costantemente (ricordo di avere lavato 20 bavaglini in una giornata). Anche in questo caso, il profluvio di consigli non tardò ad arrivare: “Devi assolutamente passare al latte artificiale, è più denso!”, “Devi attaccarlo meno, ha il reflusso perché lo allatti troppo” e così via.

Per una giovane mamma, non è piacevole ricevere continui decreti di verità assoluta: già ci sono gli ormoni impazziti, la novità, il senso -a volte- di inadeguatezza, l’idea di trovarsi di fronte a decisioni che potranno segnare per sempre la vita di nostro figlio.

Per mia grande fortuna, ascoltai maggiormente il mio pediatra che i giudizi altrui, il quale mi ripeteva di resistere e che, trascorsi i primi mesi, il passare del tempo avrebbe risolto i problemi.

Continuai ad allattare al ritmo che mi sembrava più corretto; d’accordo con il pediatra, iniziammo ad introdurre la frutta piuttosto precocemente, cosa che aiutò non poco la risoluzione del problema-reflusso.

Anche una volta affacciata allo svezzamento, il pediatra mi consiglio’ di attendere ad introdurre l’acqua e di continuare ad allattare il bambino dopo i pasti, al posto dell’acqua.

Potete già immaginare i commenti della “vox populi”: “Ma devi dare da bere a questo bambino, poverino!”, “ Chissà che sete avrà, non si è mai visto”, et  cetera, et cetera .

Ancora una volta, proseguii diritta sul mio cammino, ascoltando tutti, ma dando il giusto peso a quelle che, tutto sommato, altro non erano che opinioni, le quali avrebbero potute essere giusto o sbagliate tanto e quanto le mie!

Via via scemando, fino ad arrivare ad allattare soltanto la sera, prima dell’addormentamento, allattai mio figlio (e così egualmente anche il secondo) per 17 bellissimi, faticosissimi mesi.

Credo di poter mettere un segno di spunta su qualsiasi luogo che mi venga in mente, poiché ho allattato davvero ovunque! Nel mio studio, in pizzeria, in macchina, al parco, sui banchi della chiesa ad un matrimonio.

Come accade affrontando quasi ogni tema, sono tante le concause che conducono ad un effetto, ma, secondo la mia esperienza, i miei figli, nutriti con latte materno, si sono sempre ammalati di rado.

Da tempo volevo scrivere un articolo sul tema, nell’ auspicio di poter dare coraggio, o anche solo permettere di immedesimarsi, a quelle mamme che sentano il desiderio di allattare naturalmente -riservando i consigli a chi li voglia e richieda- e la maternità di un’altra donna, di una amica, me ne ha data l’occasione. Per questo la ringrazio, oltre che per avere condiviso con me un momento così  intenso e intimo.