Genitori e quel bisogno di compiacere i figli.

Anni ‘90, i miei genitori tornavano a casa dal lavoro alle 19.30, mia madre apparecchiava ed allestiva la cena, ci si sedeva a tavola, papà al suo posto (che non era neanche lontanamente in discussione), telegiornale delle 20.00 alla TV e si incominciava a mangiare....

I capricci dei bambini. Equilibrismi quotidiani tra stereotipi e realtà personali.

A proposito di capricci dei nostri figli, noi mamme moderne siamo cresciute con una sorta di mantra: “quando sgridi tuo figlio, devi guardarlo negli occhi (meglio se genuflessa, in modo da essere alla sua precisa altezza) e, con voce ferma, ma pacata, spiegargli che il suo comportamento non è corretto, fino a quando sentendosi rassicurato, non cesserà”.
Così, mentre aspettavo il mio primo figlio, immaginavo con compiacimento scene di me che avrei sedato le bizze del bambino che urlava per ottenere il lecca lecca, con la calma serafica, e che, con la sola imposizione della stessa, lui avrebbe interrotto il capriccio, rinunciando con comprensione, quasi con gioia, al dolciume.
Poi i figli li ho avuti devvero e…beh ecco…il film verità ha Visto trame un po’ differenti da quelle vagheggiate.

Parto…

il parto è un momento davvero “crudo”.

Già… lo è.

Nella nostra quotidianità abbondantemente artefatta, non sono tanti gli istanti che viviamo, per così dire, allo stato brado.

Se abbiamo un forte mal di testa, prendiamo un analgesico, se sudiamo, corriamo a lavarci e cambiarci, se soffriamo, cerchiamo di farlo in maniera composta.

Ecco, tutto ciò nel parto non accade.

Non ci sono antidolorifici, di sudore si è grondanti, si urla a squarciagola; il tutto senza preoccupazione alcuna del giudizio nostro o altrui.

Il parto è una vera e propria guerra, in cui la madre lotta per dare alla luce un figlio ed il figlio lotta per venire alla luce.

Più Yoga per tutti

Quante persone rinunciano all’attività fisica per mancanza di tempo!

Mano alzata anche per la sottoscritta.

Il mio sport di elezione è la danza, che ho praticato, si può dire, per tutta la vita. La danza, però, richiede tempo e costanza e, soprattutto, richiede la frequentazione di corsi che si svolgono in orari e giorni determinati.

Con l’arrivo dei figli, ho appeso le scarpette al chiodo, già sufficientemente impegnata dalla mia professione (che, ahimè, non prevede maternità e allattamento) e dalla cura dei miei bimbi.

Le nostre cene al contrario

Quando ho iniziato a svezzare i miei figli, ho notato quanto fosse naturale per loro mangiare ciò che si trovavano nel piatto, secondo le regole classiche dello svezzamento , che io ho seguito. I cibi erano semplici, conditi, al più, con un filo di olio crudo e di parmigiano. Eppure, non reclamavano sale, salse o condimenti di vario genere e specie. Certo: non li conoscevano! È così ho iniziato a riflettere sul potere dell’abitudine, che regola le nostre vite, nel bene e nel male, più di quanto non pensiamo. Avete mai fatto caso a quanto ci disturbi cambiare il nostro posto a tavola?! È qualcosa di piuttosto banale, tuttavia fatichiamo a sovvertire il nostro piccolo ordine costituito