Settembre, mese davvero impegnativo per una donna, per una mamma.

Tanto che sono solita dire, sul finire di Agosto: “tra poco ricomincia l’anno”, sollevando l’ilarità di chi mi ascolta pensando che l’anno incomincia a Gennaio.

Il mio calendario, invece, segue quello scolastico. Perciò, l’anno inizia a Settembre e finisce a Giugno. Anzi, a fine Luglio, grazie al prolungamento offertomi dai centri estivi, tutt’altro che gratuiti!

A Settembre rifiorisce il bailamme delle iscrizioni: le scuole, gli sport, musica, gli scout… e allora tu, mamma, devi procurarti i moduli necessari, compilarli, inviarli, devi tornare dal pediatra per rinnovare il certificato di buona salute, devi provvedere al pagamento dei vari corsi, devi acquistare il materiale richiesto (le scarpe da palestra dell’anno scorso non vanno più bene, il judoci è diventato piccolo, serve una camicia in più per gli scout…), quando non reincastrare il tetris faticosamente composto, in caso di mutamenti di giorni, di orari, imposti dalla palestra o dalla scuola di musica o vattelappesca.

E allora ti svegli, prepari i bambini, li porti a scuola, vai a lavorare e cerchi di infilare questo o quel giro tra un impegno di lavoro e l’altro.

Stai guidando verso il tuo appuntamento lavorativo e ti ricordi di aver dimenticato di acquistare i buoni pasto, che serviranno proprio domani!

“Che idiota!” Ti dici, e allora, per associazione di idee, fai una check list del contenuto del frigo. “latte per la colazione di domani” preso, “merenda da inserire in cartella”, presente, “sogliole per la cena” segno di spunta.

“Accidenti!!!!” Quella bolletta della luce! È ancora in borsa!”

E, allora, mediti sull’orario da dedicare a quell’ulteriore adempimento, intanto sei arrivata a destinazione, giri lo specchietto retrovisore per controllare di avere un aspetto presentabile, magari aggiusti il trucco (perché ieri notte, ora che ci pensi, non hai dormito quanto avresti avuto bisogno, c’era la lavastoviglie da caricare, la lavatrice da fare, i vestiti da stendere) e schiacci “on” sulla modalità lavoro.

Risali in macchina e corri a ritirare i figli da scuola, sentendoti in batteria con Bolt alle Olimpiadi.

E la giornata non è nemmeno a metà.

A tempo di marcia, arrivi a sera, dopo avere condotto a letto i bambini e, con un po’ di fortuna, stacchi il cervello una mezz’oretta, leggendo un libro, rispondendo a qualche messaggio, guardando le notizie della giornata. Di solito, con l’appunto di qualcuno che, inspiegabilmente, commenta: “sei sempre al cellulare!”

Perché, è una teoria ormai comprovata: una donna, quando si siede sul divano un momento, tra un’asciugatrice e una spazzata al pavimento, “è sempre al cellulare”!

Le donne sono multitasking, è vero.

Ma quanto costa?!

Quanto pesa sul nostro trapezio sovraccarico quella valigia costantemente piena di retropensieri (ho comperato il latte? Pagato la bolletta? Presentata l’iscrizione? Segnata al colloquio scolastico?)?

Io credo che quello che io chiamo “stress da rumore di fondo”, sulla bilancia della nostra qualità di vita, pesi parecchio.

Come rimediarvi?

Sarò forse impopolare, ma non ritengo che la soluzione stia nello snaturare quelle propensioni ataviche che caratterizzano e differenziano uomini e donne.

Certo, credo nella collaborazione familiare, ma non trovo che il rimedio possa risiedere nel trasformare gli uomini in mammi, in modo che le donne abbiano maggiore tempo da dedicare a tutto ciò che da’ vita a quel rumore di sottofondo.

Credo che a noi piaccia profondamente occuparci delle esigenze dei nostri figli, seguirli nei compiti, negli sport, prenderci cura della casa.

Certo, sto generalizzando: ci sono padri dotati di grande attitudine nel trascorrere tempo di qualità con i figli e ci sono madri che mettono al primo posto la carriera.

Ma, in media, la propensione alla cura dei figli e della casa è donna.

E, in un momento storico in cui l’uguaglianza è un tema molto sentito, a volte, si rischia di tramutarlo in appiattimento. Non credo sia solo un retaggio sociale il fatto che gli uomini siano (sempre in media) più portati nell’individuare quale problema meccanico affligga l’auto e le donne siano più abili nello stirare una camicia.

Cosa voglio dire? Non certo che le donne devano stare a casa a stirare e gli uomini lavorare! Voglio piuttosto dire che, se anziché attribuire alle donne opinabili quote rosa, come fossimo una categoria diversamente abile, che necessita di privilegi per poter accedere a posti di lavoro, si prevedesse un sistema scolastico ( più simile a quello americano) dove le attività sportive, ad esempio, vengono svolte e gestite in orario scolastico, per cui i figli verrebbero ritirati da scuola alle 18.00, le madri, potrebbero poi agevolmente dedicarsi a loro, ma anche seguire un orario di lavoro normale, senza sentirsi dei mostri! La mamma italiana si vede consegnare i bambini alle ore 16.00, che poi sono da trasportare, a mo’ di navetta, a questa o quella palestra e così via, sino al termine delle attività. Credo che sarebbe molto più funzionale una scuola che, terminato l’orario delle lezioni e/o dei compiti, accompagni i bambini nelle attività sportive e/o musicali e/o di lingue. In questo modo le donne potrebbero lavorare a tempo pieno senza dover sacrificare il pranzo per poi poter correre a scuola entro le ore 16.00 e, magari, avere la possibilità di essere madri presenti, si’, ma anche donne che raggiungono le posizioni di carriera a cui aspirano.

Certo, le donne continuerebbero a dovere (e volere) essere muktitasking, ma forse in maniera un po’ meno nevrotica.

Ora che ci penso… ho incartato gli ultimi libri di scuola?! -:)