A proposito di capricci dei nostri figli, noi mamme moderne siamo cresciute con una sorta di mantra: “quando sgridi tuo figlio, devi guardarlo negli occhi (meglio se genuflessa, in modo da essere alla sua precisa altezza) e, con voce ferma, ma pacata, spiegargli che il suo comportamento non è corretto, fino a quando sentendosi rassicurato, non cesserà”.

Così, mentre aspettavo il mio primo figlio, immaginavo con compiacimento scene di me che avrei sedato le bizze del bambino che urlava per ottenere il lecca lecca, con la calma serafica, e che, con la sola imposizione della stessa, lui avrebbe interrotto il capriccio, rinunciando con comprensione, quasi con gioia, al dolciume.

Poi i figli li ho avuti devvero e…beh ecco…il film verità ha Visto trame un po’ differenti da quelle vagheggiate.

Supermercato, domenica pomeriggio, orde di avventori, fila interminabile alla cassa: “Bambini, state tranquilli un attimo, abbiamo quasi finito, state vicini alla mamma”.

In risposta, i miei figli continuano a correre, con scivolata finale (e plateale, come neanche holly di holly e benji), ovviamente nell’unica corsia disponibile e di passaggio dei carrelli.

“Bambini, vi metto in punizione eh! Smettetela di fare i maleducati, le persone non passano e state pulendo il pavimento del supermercato con i vestiti! Basta!”

I Bimbi giocano l’asso di briscola ed aggiungono alle corse, alle scivolate, una serie di prese da judoka cintura nera, destinate a regalarmi, inevitabilmente, il pianto di uno dei due. E infatti, ad appena un minuto dall’inizio dell’incontro, ecco che arrivano, il più piccolo lacrimante, mentre strattona i capelli del fratello, che, contemporaneamente piange pure lui e si spreca in una serie di confuse quanto fastidiose giustificazioni.

“Bambiniiiiiiiiiiiiiiiii! Bastaaaaaaaaaaaaaaa!” Grido, con un do di petto, che la Callas mi avrebbe chiesto consiglio. E assesto un pattoncello sul primo e sul secondo sedere da me partoriti. “Ve l’ho detto e ripetuto e voi nulla! Niente bustina all’edicola questa settimana!”

Eccomi lì, tutti i miei (miei o di altri?!) ideali educativi in ginocchio: plurima ripetizione del rimprovero, urla, manata sul sedere ed accusa condita con senso di colpa.

Insomma, una madre degenere penso, con un po’ di frustrazione, dovuta alla raggiunta consapevolezza di: a) non essere ascoltata al primo colpo, b) dovermi imporre in maniera forte per ottenere il risultato.

Penso: “Massima ammirazione per quella mia amica! Sempre così calma, parla ai suoi figli con un filo di voce, a casa sua sembra che aleggino sulle nuvole dell’ Olimpo”.

Per qualche tempo queste riflessioni mi hanno smorzato un po’ il sorriso, in qualche occasione. Sono abituata per indole ad osservare, ragionare, prendere il prodotto del mio pensiero, farlo a pezzettini e ricominciare a ragionarci!

Ecco, la mia famiglia è molto meno “zen” rispetto a quella dell’amica di cui sopra, io non accetto che i miei figli si comportino in maniera irrispettosa e per ottenere il mio obiettivo, in quel momento, devo intervenire in modo efficace.

Per alcuni bambini, il modo efficace, è un solo e conciso richiamo, nella mia realtà, è quello.

Mi piace? No! Esteticamente preferirei di gran lunga la modalità zen, sempre di cui sopra. Ma i miei bambini a questa mamma richiedono di mettere paletti in modo piuttosto deciso. Forse perché sono due maschi con poca differenza di età, forse perché la loro vivacità è nitroglicerina allo stato puro, forse perché io con loro tendo a mettermi molto all’ascolto e vorrebbero che fosse così anche quando non si può…forse forse forse. Fatto sta che è così. Ora non inizierò con la retorica del “non c’è un giusto e uno sbagliato”, del “è tutto perfetto così com’è” e concetti del genere, molto di moda di questi tempi. Ritengo che ci siano cose oggettive e che una situazione non necessariamente vada bene solo perché è mia e devo difenderla. Credo che il segreto per una gestione armoniosa della propria quotidianità non sia credere e far credere che ciò che facciamo sia giusto. Credo che, invece, il segreto stia nel riconoscere ciò che è migliorabile e inseguire quella meta, mentre accettiamo con serenità il fatto di raggiungere i nostri propositi con gli strumenti che, in questo momento, abbiamo, purché siano i migliori che mettiamo in campo.

Tornando alla mia personale realtà, posso dire che le urla che i miei figli mi hanno strappato, a questo genere di bimbi sono servite a crescere e a sapere che la mamma, a un certo punto, si arrabbia davvero e che, a un certo punto, bisogna obbedire.

Certo non ricalco sempre lo stereotipo e il famoso mantra, ma quando porto i miei bimbi in bicicletta, per la strada, e so che non sono in pericolo perché, anche al prezzo di qualche richiamo a volume più alto, mi ascolteranno, sento di avere fatto qualcosa di buono.

La mia prossima meta?

Riuscire ad eliminare un po’ di inquinamento acustico e il numero di avvertimenti prima di ottenere il risultato.

Tirando le somme, credo che sia sano cercare di emulare, perché no, anche gli stereotipi che riteniamo corretti secondo le nostre convinzioni, ma che possiamo farlo tenendo bene a mente che ogni situazione ha le proprie peculiarità, senza abbatterci se, in un dato momento un cerchio non sta dentro ad un rettangolo. Smussando un po’ gli angoli del rettangolo e raddrizzando un po’ la circonferenza del cerchio, potranno arrivare quasi a sovrapporsi.